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Adottare un bambino è il desiderio di tantissime famiglie italiane. E non è soltanto una questione di infertilità. L’adozione in Italia, ma non solo, è regolata da un ginepraio di norme che attingono dal calderone dei requisiti, della burocrazia, e in ultima analisi dei costi, peraltro non indifferenti.

Gli specialisti del settore, non a caso, fanno notare che molte coppie intraprendono nello stesso momento il cammino dell’adozione nazionale e internazionale. Una volta completati parallelamente i due iter, poi la scelta sta a loro. In linea di massima, comunque, le famiglie italiane vengono unanimemente considerate molto accoglienti. Un punto a favore non marginale.

I requisiti per adottare un bambino

In Italia la legge prevede che solo le coppie eterosessuali e sposate possano adottare un bimbo. Mamma e papà devono essere sposati da almeno tre anni; in alternativa, è necessario abbiano convissuto senza interruzioni per almeno tre anni prima del matrimonio. Ci sono anche dei limiti di età: il partner più giovane nella coppia deve avere una differenza di età non inferiore ai 18 e non superiore ai 45 anni rispetto al figlio adottivo. Previste anche delle deroghe se il bambino soffre di qualche malattia, se i due coniugi hanno dei figli di cui almeno un minorenne e tanto altro. L’età del bambino che si vuole adottare, inoltre, può influire sulla durata del procedimento. Semplificando molto, se il bimbo (o la bimba) ha qualche annetto in più, ci sarà da aspettare solo pochi mesi. Tribunali permettendo, sia chiaro.

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I tempi di un’adozione in Italia

I tempi tra il riconoscimento dei requisiti e l’effettiva concretizzazione dell’adozione non sono universali. A influire è la disponibilità della coppia rispetto all’età del figlio adottivo o all’eventuale adozione di più fratelli o di un bimbo con problemi di salute. L’attesa media, spiegano gli esperti, si attesta sui due anni e mezzo da quando viene dichiarata l’idoneità. Di solito aumenta se in famiglia è già presente un figlio biologico, in quanto la legge prevede cautele maggiori a tutela del minore.

L’adozione a distanza

Quando si parla di adozione a distanza, logicamente, cambiano modalità e grammatica. Il più delle volte si fa riferimento a una delle tante associazioni esistenti sia in Italia che a livello internazionale. Si basa su un sostegno economico a un bambino che però continuerà a vivere nella propria famiglia. Di norma il benefattore riceve aggiornamenti periodici sullo stato di salute del bambino, sui suoi progressi scolastici, sull’eventuale inserimento nel mondo del lavoro. In qualche caso è prevista anche la possibilità di incontrare fisicamente il minore. Bisogna sempre tenere presente, però, che l’adozione a distanza non punta a dare al bambino una nuova famiglia, ma quel tipo di aiuto finanziario che la sua famiglia biologica non riesce a garantirgli.

I costi di un’adozione in Italia

E i costi? Va da sé che possano variare anche di molto da un caso all’altro, ma bisogna cercare di entrare nell’ordine di idee che l’esborso sarà di diverse migliaia di euro. Se tutto fila liscio. Nel caso di un’adozione nazionale si riesce a risparmiare perché è la spesa pubblica a farsi carico dei costi necessari fin quando il bambino non viene dichiarato adottabile. Solo dopo entra nel circuito adottivo il privato. Se invece si vuole accogliere un bimbo nato all’estero, l’esborso di denaro lievita. Ci sono da pagare le spese sostenute dalle associazioni, e non è fantascientifico toccare quota 10.000 euro. Occhio alle truffe: esistono soggetti che vogliono speculare sui desideri dei futuri genitori e per questo gonfiano le spese o addirittura se ne inventano di peregrine. In altre parole, bisogna sempre fare molta attenzione prima di affidarsi completamente a qualcuno.

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